Pro Loco Adria


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ITINERARIO ARCHEOLOGICO

ITINERARI

ITINERARIO CICLO-PEDONALE
ADRIA ARCHEOLOGIA

Lunghezza del percorso 4,6 Km.



Si tratta di un itinerario archeologico, promosso in occasione del progetto Via Annia, denominato "Percorso della memoria". Questo tragitto, composto da pannelli didattici, porta alla riscoperta della ricchezza archeologica della città, ora percepibile solo con la visita del Museo Archeologico dove sono racchiusi innumerevoli reperti delle varie popolazioni che ad Adria hanno vissuto.

PANNELLO 1 LA NECROPOLI ETRUSCA E ROMANA DI CA' CIMA
(Via Amendola )

Questa vasta necropoli si estendeva al di là dei confini nord-orientali della città antica e si disponeva lungo le rive di un ramo secondario del fiume che attraversava anticamente Adria.
Un primo gruppo di tombe, databili tra la fine del III sec. a. C. e gli inizi del II sec. d. C., fu esplorato nel 1970 in una lottizzazione presso l'incrocio ai piedi del Ponte della Ferrovia.
In seguito, diverse campagne di scavo negli anni Novanta, rivelarono le notevoli dimensioni di questa città dei morti.
Ciò che distingue questa necropoli dalle altre è la presenza di tombe assai antiche, risalenti al VI sec. a. C. che rivelano una società a carattere multietnico con elementi greci, etruschi e veneti, caratteristica di un porto commerciale.
Convivono il rito dell'inumazione con quello dell'incinerazione.
Fatto questo che vale anche per le tombe della fase successiva, che però mostrano come nei decenni a cavallo tra VI e V sec. a. C. questo assetto della società mutasse profondamente con l'imporsi di una dominante etrusca, che segnerà Adria fino all'arrivo dei Romani.
Tipiche di questa fase sono ricche tombe con corredi di vasellami di bronzo etruschi, che fungevano da eleganti servizi da vino, attrezzi di ferro per la cottura delle carni alla brace.
Come altrove, pochissime sono le tombre di IV sec. a. C., un periodo critico per Adria, mentre come sempre abbondano le tombe di III e II sec. a. C..
L'uso della necropoli durò fino agli inizi del II sec. d. C. quando inspiegabilmente tutta la zona venne spianata, bonificata e ridotta ad uso agricolo.


PANNELLO 2 LA VIA POPILIA E ADRIA ROMANA
(Via S. Francesco )

Nel 1848 nei pressi della Chiesa della Tomba venne rinvenuta una pietra miliare di calcare, del tipo a lastra, recante incisa l'iscrizione P.POPILLIUS.Q.F./ COS/ LXXXI.
Questo monumento rileva l'esistenza di una via prima sconosciuta, la cui costruzione è da attribuire a Publio Popilio Lenate che fu console di Rona tra il 132 ed il 131 a. C..
Gli studi topografici successivi hanno stabilito che doveva avere origine ad Ariminum (l'antica Rimini), toccare Ravenna e poi raggiungere Adria, per proseguire verso Nord, costeggiare la parte meridionale della Laguna di Venezia e confluire nella via Annia proveniente da Padova e diretta ad Altinum.
Entrava ad Adria da Sud-Est con un tracciato grosso modo corrispondente all'odierna via Bettola, che forse ricalcava un'antica via etrusca.
La costruzione di questa strada segnò la definitiva affermazione dei Romani ad Adria, che divenne allora una città romana a tutti gli effetti.
Probabilmente la via Popilia fu il cardine della riorganizzazione urbanistica di Atria, i cui assi principali non si discostarono molto dall'assetto etrusco esistente e ancor oggi si mantengono nella viabilità storica del quartiere della Tomba.
Certamente l'aspetto della città dovette cambiare, gli spazi pubblici dovettero essere configurati secondo le esigenze politiche e istituzionali dei nuovi arrivati e vennero applicate nuove tecniche edilizie.


PANNELLO 3 SCAVI LUNGO VIA S. FRANCESCO
(Via s. Francesco )

Nel giardino di un'abitazione privata, in occasione di lavori di sistemazione dell'area a verde, un intervento di controllo consentì di indagare due parti di un'imponente struttura romana rettilinea orientata a Est-Ovest.
In realtà di essa si conservano solo le fondazioni, poiché la parte in elevato era stata completamente spogliata.
La struttura costituiva una sorta di zatterone di base, di una profondità non rilevabile e soprattutto largo ben 9 m. per meglio distribuire il carico dell'originaria struttura fuori terra, realizzato in opera cementizia rivestito sulle facce esterne da mattoni sesquipedali.
Tramite progressive riseghe il soprastante muro in elevato, verosimilmente in mattoni a muratura piena, doveva assottigliarsi man mano che cresceva in altezza.
Un profondo fossato delimitava la struttura lungo il lato meridionale, che mancava, invece, sul lato settentrionale, verso via S. Francesco.
Ciò che è stato scoperto potrebbe essere un tratto delle mura che cingevano Atria a sud, costruite probabilmente lungo un lato della città non difeso e non delimitato da corsi fluviali come altrove.
In questo segmento di mura doveva aprirsi la porta monumentale attraverso la quale la via Popilia entrava in città.
Lungo il tratto di via S. Francesco vicino alla Chiesa della Tomba, nel 1994 è stato scavato un settore di abitato. L'area , presso un antico canale della città etrusca, risulta stata edificata non prima del III sec. a. C., a quando risale una casa-officina di un fabbro.
Con l'arrivo dei Romani il canale viene trasformato in strada e viene costruito un grande edificio pubblico.


PANNELLO 4 L'ANFITEATRO DI ETA' ROMANA
(Via Volontari della Croce Verde )

Uno scavo di emergenza nel corso del 2000 a Ovest del Ponte di Chieppara ha portato alla scoperta di una limitata porzione dell'anfiteatro di Atria.
Del monumento sono state rinvenute solo le fondazioni, robuste e profonde, realizzate in opera cementizia rivestita di mattoni sesquipedali.
Gli alzati, completamente spogliati nel Medioevo, erano in muratura piena di laterizi, sempre di formato sesquipedale.
Dell'edificio, il cui asse maggiore doveva essere lungo circa 80 m. e orientato grosso modo Nord-Sud, si è visto un settore delimitato da due grossi muri ellittici paralleli, contro il più esterno dei quali erano addossate le concamerazioni colmate di terra, a piante semicircolare alternata a quella quadrangolare, che sostenevano le gradinate.
L'anfiteatro non doveva essere stato costruito secondo la più comune tecnica ad archi e volte in opera cementizia, bensì su una sorta di terrapieno, forse più adatto al terreno con coesivo tipico di Adria.
Si ipotizza che la costruzione sia avvenuta nel corso del I sec. d. C..
Successive indagini hanno portato ad ipotizzare che l'anfiteatro si trovasse all'esterno delle mura meridionali di Atria, non lontano dall'ingresso in città della via Popilia.


PANNELLO 5 LA NECROPOLI ETRUSCA E ROMANA DEL CANALBIANCO
(Via Volontari della Croce Verde)

Tra il 1938 e il 1940 venne realizzato un nuovo canale a sud della città al fine di scaricare fuori dal centro abitato la portata maggiore del Canalbianco.
I lavori intercettarono la grande necropoli che si estendeva al di là dei confini meridionali della città antica e condussero alla scoperta e al recupero di più di 400 tombe di età preromana e di età romana.
Altri scavi hanno chiarito che il reale sviluppo della necropoli andava dalla zona del Retratto presso l'Ospedale Civile fino alle località Bettola e Piantamelon.
Le tombe etrusche erano, salvo rarissime eccezioni, a inumazione: la salma era deposta in una fossa circondata da vasellami, che rappresentavano il servizio da banchetto per l'aldilà, e ricoperta, poi, da un cumulo di terra.
Rare sono risultate le sepolture risalenti ai secoli V e IV a. C.: la stragrande maggioranza di esse è riferibile ai secoli III e II a. C., un periodo di straordinaria fioritura per Adria ed è caratterizzata da ricchi corredi di vasellami in ceramica, soprattutto a vernice nera, e da una dotazione di anfore vinarie.
Le tombe romane erano, invece, a incinerazione: le ossa del defunto recuperate nel rogo funebre erano poste in appositi contenitori, gli ossuari, di ceramica prima e di vetro poi.
L'ossuario era deposto in terra, in una cassetta o sotto una mezza anfora segata, insieme a un corredo di oggetti personali, portaprofumi e vasellami, tra i quali spiccano i vetri, molti dei quali di ottima qualità.
Furono pure recuperati numerosi monumenti funerari iscritti, rappresentati da semplici stele recanti i nomi dei defunti.


PANNELLO 6 IL TEATRO E UN TEMPIO DI ETA' ROMANA
(Via n. Sauro)

Nella zona tra l'Ospedale e il Museo doveva trovarsi anche un importante edificio pubblico, il teatro, scoperto nel XVII sec. proprio in occasione della costruzione del convento, del quale ci restano fortunatamente disegni settecenteschi.
La sua ubicazione non è affatto chiara, come non lo è quella di un altro grande edificio, trovato nella stessa epoca e nelle medesime circostanze: un tempio circondato da una grande corte rettangolare, delimitata da un quadriportico.
Il teatro non di grandi dimensioni, era stato costruito con molta cura, impiegando la tecnica dell'opera cementizia rivestita di mattoni e integrata da conci di trachite.
L'edificio scenico non sembra rispettare i canoni costruttivi dei teatri; tuttavia resta il dubbio che gli antichi scopritori abbiano interpretato erroneamente i resti rinvenuti.
I muri radiali della cavea erano intervallati da concamerazioni circolari: questo espediente costruttivo, in parte simile a quello rilevato nell'anfiteatro, fa pensare che anche le gradinate del teatro poggiassero su una sorta di terrapieno, e non su sistema di volte e archi, una scelta certamente dettata dalle caratteristiche del terreno di Adria.
Il tempio seguiva lo schema del tempio italico su podio con colonnata e gradinata sulla fronte ed era scenograficamente inquadrato dal porticato, verosimilmente colonnato, che lo conteneva.
Nulla si dice a quale divinità questo tempio era intitolato, le cui dimensioni e la cui tipologia portano, comunque, ad escludere che si trattasse del capitolium di Adria, cioè dell'edificio destinato al culto delle tre divinità protettrici dello stato romano: Giove, Giunone e Minerva.


PANNELLO 7 SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NELL'AREA DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
(Via Angeli)

Il Museo Archeologico inaugurato nel 1961 fu costruito al centro di quello che fu un tempo il giardino del Convento e poi dell'Ospedale e, successivamente giardino pubblico comunale, circondato da un velodromo. Sorge all'interno dell'area dell'abitato antico di Adria.
Proprio in questa zona Francesco Antonio Bocchi, membro dell'illustre famiglia alla quale si deve la collezione che costituisce il nucleo storico del Museo, condusse tra il 1878 e il 1880 i suoi scavi più importanti.
I due saggi effettuati dal Bocchi raggiunsero una considerevole profondità e portarono alla luce strutture relative all'abitato di Adria del VI e del V sec. a. C..
Nel saggio a sud si trovò una doppia palificata di legno, forse a rinforzo di un canale interno della città.
Nell'altro saggio, a nord, venne esplorata parte di un'abitazione etrusca.
La tecnica costruttiva impiegava materiali leggeri e facilmente reperibili: il legno e l'argilla.
I reperti recuperati, a smentire l'apparente modestia dell'edificio, comprendevano molti frammenti di vasi attici a figure nere e a figure rosse, suppellettili di pregio usate quotidianamente dagli antichi abitanti.
In occasione dell'ampliamento del Museo nel 2003 furono anche in parte scavati i resti delle fondazioni di un edificio pubblico di età romana, la cui funzione è ignota.
Sotto l'edificio è stata scoperta un'officina per la lavorazione del bronzo del II sec. a. C..



PANNELLO 8 SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NELL'AREA DELL'OSPEDALE
(Piazzale degli Etruschi )

L'attuale area dell'Ospedale Civile occupa quella che era la periferia occidentale della città antica: la costruzione del Convento dei Padri Francescani Riformati, nucleo storico del complesso ospedaliero risalente al XVII sec. e i successivi ampliamenti fino all'epoca contemporanea, hanno portato alla luce molti resti e reperti archeologici.
Questi ultimi permettono di ricostruire almeno a grandi linee lo sviluppo di questa parte della città antica, che si disponeva a Sud di un ramo del fiume di Adria, forse in parte coincidente all'attuale via Retratto.
Nei primi secoli di vita della città l'area non risulta essere stata occupata.
A partire dal III sec. a. C., in seguito a un'espansione della necropoli del Canalbianco, la parte posteriore dell'odierno Ospedale divenne zona funeraria e mantenne tale funzione sino all'età imperiale romana.
La parte anteriore, che si affaccia verso il Museo e il centro storico, fu urbanizzata solo in epoca romana.
Vi sorsero sicuramente case di abitazione delle quali sono stati rinvenuti vari resti, tra i quali anche un bel pavimento di opus signinum, una sorta di terrazzo alla veneziana, decorato da tessere di mosaico disposte secondo disegni geometrici, oggi perduto.
Scavi recenti hanno portato alla luce anche una specie di sponda di palancole in legno, affacciata su un corso d'acqua, che veniva usata come scarico di botteghe di vasai.
In età moderna le stele funerarie e le rovine rinvenute furono oggetto di spogli per recuperare materiale edilizio, come dimostrano anche le varie fornaci da calce scoperte nel corso di scavi recenti, contenenti ancora frammenti di lapidi romane.

PANNELLO 9 A SUD DI ADRIA: LE NECROPOLI ETRUISCHE E ROMANE DI VIA SPOLVERIN, PIANTAMELON E CA' GARZONI
(Loc. Cà Garzoni)

Necropoli lontane dal centro abitato dell'antica Adria sono un fenomeno diffuso che nella parte Sud della città ha una notevole consistenza.
Lungo il tracciato della via romana Popilia, che probabilmente ricalcava una precedente via etrusca, sono stati rinvenuti in tempi recenti due grandi nuclei di tombe preromane e romane. Il più lontano è quello scavato nel 1990 presso Strada Spolverin, a metà strada tra Adria e Bottrighe.
Più di 100 tombe etrusche tra IV e III sec. a. C. di molte donne e bambini e di ricchi e poveri accostati senza distinzioni e poche tombe romane compongono questo sepolcreto piuttosto enigmatico, poiché ancora sfuggono i motivi di una simile ubicazione così decentrata ed è ignoto il luogo di abitazione e di vita del gruppo che lì scelse di farsi seppellire.
Scavata nel 1996 la necropoli di Piantamelon, più vicina alla città e anch'essa da mettere in relazione con il tracciato della via Popilia, costituisce in realtà la propaggine più orientale della necropoli del Canalbianco.
La necropoli di Cà Garzoni fu scavata tra il 1969 e il 1972. Costituita da più di 200 tombe preromane e romane, è probabilmente da mettere in relazione con un'altra strada romana che usciva da Adria in direzione Sud-Ovest.
Nota come "via di Gavello" o "Via dei Dossi" questa strada aveva la funzione di collegare Adria con l'Emilia e in particolare con Bologna ed è forse da identificare con la via Annia.




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