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ITINERARI
… "Strada Granda"
L'"isola" è la parte della città compresa tra il ramo settentrionale del Canalbianco e uno secondario, detto Canalino, interrato negli anni Quaranta, attualmente corrispondente a Corso Mazzini. L'arteria che percorre trasversalmente l'isola, che unisce la zona della Tomba con quella di Castello, è il caratteristico Corso Vittorio Emanuele meglio noto come "Strada Granda" .
Superato il Ponte Castello, ove un tempo si presume fosse posto un ponte levatoio, sulla destra si può notare la casa di Francesco Antonio Bocchi, segnalata da una lapide. Di fronte alla casa del Bocchi si trova Palazzo Cordella che fu donato al Comune di Adria dal proprietario dott. Giuseppe Cordella. Il piano terreno è occupato da una sala adibita a mostre, conferenze, mentre al piano primo è presente una saletta in cui sono conservati preziosi cimeli del Risorgimento.
Da Corso Vittorio Emanuele si può accedere alla Galleria Braghin (dal nome del progettista), un'elegante struttura con copertura vetrata ove si affacciano negozi e uffici.
Poco più avanti, sulla sinistra, si trova Palazzo Tassoni sede del Municipio.
Il palazzo si affaccia su Piazza Groto dedicata al famoso scrittore adriese Luigi Groto che visse nel XVI secolo. Nella piazza, un tempo abbellita da una fontana, si trovano due lapidi: una ricorda l'illustre cittadino, l'altra riporta alcune importanti fonti storiche relative ad Adria antica come, ad esempio, la citazione di Plinio il Vecchio tratta dall'opera Naturalis historia III: "…e tutti questi rami (sono collegati) dalla fossa Flavia, che per primi aprirono gli Etruschi dal ramo del Segis, dopo aver deviato trasversalmente le correnti fluviali entro le lagune adriane, dette Sette Mari, (per unirlo) con il celebre porto di Adria, città degli Etruschi, da cui in un tempo il mare era chiamato Atriaticum ora Hadriaticum."
Proseguendo per "Strada Granda" si osserva sulla destra la Chiesa di San Nicola di Tolentino, sede del Monumento ai Caduti. L'edificio sacro era sorto nel XV sec. come Oratorio dedicato a Santa Maria, sede di una confraternita laicale. Trasformato in chiesa, fu poi completamente rifatto nel 1852 e trasformato in Monumento ai Caduti negli anni '30 su progetto di Giovanni Battista Scarpari. Le sculture in bronzo raffiguranti dei leoni sono di Gaetano Samoggia. All'interno è posto un sarcofago romano con lampada votiva.